DIALOGANDO CON VENERE E MARTE

Giuditta Pieti

Perché riflettere su un’educazione tra sentimenti, ri-sentimenti e sentimenti mancati?

Quando quello che succede nel mondo crea angoscia nei rapporti umani, allora può anche nascere la ricerca di spazi nuovi attraverso l’intelligenza, intesa nel senso originario di intus legere, come lettura in profondità.

Il presupposto è che noi facciamo fatica a riconoscere quali dei nostri stati d’animo scaturiscono dall’interno e quali ci arrivano dall’esterno o non ci appartengono.

Di  fatto, imparare a riflettere nel rispetto di sé e degli altri è faticoso e anche doloroso, perché si devono fare i conti con la nostra mancanza e  difettosità.

Qui e ora, oggi più che mai, in un quadro sempre più instabile, complesso, virale e aggressivo in tutti i sensi, è necessario rinnovare un impegno a proseguire un percorso di comprensione, calcolando le resistenze interne ed esterne per farci i conti e trasmettere un certo modo di guardare, pensare, fare ed essere.

Educare a educarsi insieme significa partire dalla condizione che ci unisce nel venire al mondo, quella che rompe una situazione di equilibrio per un progetto (pro-iectus) che ha inaugurato la nostra prima esperienza relazionale: quella infantile, in un rapporto che oscilla tra tentazioni abbandoniche e rischi di soffocamento.

Assumersi “ruoli” (e non condizionamenti) diversi significa dover scegliere, per non macchiarsi della colpa di autotradimento, di quel peccato originale che, secondo Kirkegaard, è non cogliere le possibilità che la vita, anche la più miserevole ti mette davanti.

Come diceva Gino Pagliarani, fondatore insieme a Franco Fornari dell’istituto di polemologia negli anni sessanta, le parole sono tre: pace, conflitto e guerra, laddove la guerra è una soluzione patologica del conflitto e la pace è tutt’altro che pacifica.  È proprio il conflitto la nostra realtà quotidiana e occorre coraggio per affrontarla nella vita di tutti i giorni, prima ancora che nel mondo.

Perché Venere fa l’amore con Marte? Come mai la dea della bellezza e dell’amore abbraccia il dio della guerra? È un evento possibile solo se Marte si spoglia dell’elmo e della corazza. Il mito ci avverte però che Armonia, nata da Venere e Marte, ha dei fratelli che si chiamano Terrore e Spavento.

Uscendo dal simbolismo, così come avviene durante un concerto (cfr. certamen inteso come contrasto tra note), il conflitto, solo se elaborato, può approdare all’armonia.

E se il conflitto viene negato? Allora all’eventualità della pace si sovrappone una dichiarazione di guerra.

 

DESTINI UMANI TRA DIFFERENZE DI GENERE E DIVERSITA DI SESSO

 

Giuditta Pieti

Maschio e femmina:  distinzioni sessuali o teorie sul maschi1e e sul femminile in una vera e propria Odissea tra assimilazione e integrazione nella relazione umana?

Ciò che in  origine è realtà vissuta si trasforma in storia di questa  realtà che si interroga sui miti che fondano  la distinzione  sessuale.  Struttura eterna della psiche oppure no? La questione è  faccenda  controversa.

Riconquistare tra soggetti il senso di appartenenza  e insieme coniugare la diversità è la scommessa proposta da un pensiero articolato per cui le differenze naturali sono culturali e le differenze culturali sono  naturali.

Fare piazza pulita, almeno fino al prossimo trasloco, di tutti i pre­ giudizi che garantiscono identità inossidabili è operazione che all'individuo isolato non riesce,  pena la follia o l'emarginazione culturale. Possiamo però tentare almeno di capire quanto i simboli, perdendo il loro significato originale, diventino nel tempo rigide costruzioni della natura umana che è più facile subire che comprendere.

Se l'individuo non vivesse in società, nascere maschio piuttosto che femmina poco gli cambierebbe la vita.

Ma poiché, vuoi per dipendenza, vuoi per competizione, l'uomo - nonché la donna - è "socievole animale", vale la pena di indagare, a fini pubblici e privati, se i due prototipi del rapporto di coppia sono iscritti nell'ambivalenza inconciliabile di un luogo di scontro o in quella conciliante di un luogo di incontro, o magari in entrambe, nel segno di un'ambiguità consapevole, fonte di possibilità per la realizzazione del soggetto plurale che integra senza confondere e distingue senza scindere, valorizzando le differenze.

 

Il simile ama il simile ovvero il modello monosessuale

In un mondo in cui l'uomo, e non la donna, era misura di tutte le cose non era prevista un'entità femminile autonoma.

Corpo e spirito nel modello monosessuale di riferimento, prevalente fin quasi ai tempi di Freud, sono legati così intimamente che concepire è inteso proprio come avere un'idea. La civiltà ha dato a lungo ragione di questo modello che di per sé appare paradossale e forse per questo ha retto per più di due millenni. Le ambivalenze maschio-femmina, padre-madre, caldo-freddo, ordine-caos erano contenute in un corpo che di per sé non segnava  questi  confini, posti invece dall'esterno. Una organizzazione di riferimento è di tipo gerarchico per cui il corpo femminile non è che la versione subordinata, più debole, del corpo maschile, una sorta di cattiva imitazione:  la difettosità, intrinseca alla condizione umana, limite troppo doloroso per l'individuo, è attribuita di volta in volta al genere, alla specie, alla razza, presunti responsabili, per allontanare dal soggetto l'effetto intollerabile della mancanza.

Per migliaia di anni si era creduto che le donne avessero gli stessi organi genitali maschili, salvo per il fatto che nelle donne la mandi calore vitale e di perfezione ha avuto per effetto di trattene­ re all'interno quegli attributi che nel maschio erano visibili esterna­ mente: come gli occhi della talpa che non si sono aperti e non sono usciti in avanti, ma sono stati lasciati là imperfetti e quindi non per­ mettono  alla talpa  di vedere, pur  essendo  strutturati  tal  quale gli occhi degli altri animali. Del resto come l'uomo è il più perfetto degli animali, così il maschio è più perfetto della femmina. La talpa è un animale più perfetto degli animali del tutto privi di occhi,  come la donna è più perfetta delle altre creature.

Se poi il lettore· poco perspicace non afferra la  metafora, Galeno, il medico alessandrino che la sviluppa, propone di immaginare dapprima le parti maschili voltate in dentro e poi il processo inverso. Non è possibile trovare una sola parte maschile che non abbia semplicemente cambiato posizione.

Per Aristotele, da cui Galeno attinge, maschio e femmina non sono diversi sostanzialmente. La differenza è di tipo adattativo: le qualità di ciascun sesso comportano il vantaggio dell'uno o dell'altro nel badare alle faccende di casa o nel combattere. Quello che Aristotele intende per opposizione sessuale consiste nel fatto che si definisce maschio un animale che genera in un altro e femmina un animale che genera in se stesso. Maschio e  femmina  riguardano una facoltà, non la totalità dell'essere.

Tra  l'altro la biologia aristotelica,  collegata alla passione naturalistica  per  la  varietà che deve dar  conto  del passaggio  dall'uno  al molteplice, tende a indebolire le differenze.

Le donne non sono che uomini rovesciati o uomini mancati. Hanno esattamente gli stessi organi dell'uomo, ma nei posti sbagliati: è quasi incredibile che fino al '700 non esista un termine tecnico in tutta la cultura occidentale per indicare la vagina.

 

Gli opposti si attraggono ovvero il modello bisessuale

Dai  tempi in  cui la  donna non esisteva come essere a sé stante, a quelli della primitiva uguaglianza tra uomo e donna,  a  quelli in cui si verifica la separazione tra maschio e femmina passano interpretazioni diversificate. La presa di potere maschile trasforma la figura femminile, perché l'uomo deve liberarsi delle proprie furie.

Il crollo del modello monosessuale è il risultato di una rivoluzione sia conoscitiva, sia politico-sociale. Ne consegue la possibilità di un'attrazione degli opposti per cui ci deve essere  qualcosa  nel corpo che definisce il maschio in  quanto l'opposto  della femmina. Il corpo femminile viene inteso come l'opposto del corpo maschile: non più versioni degradanti gerarchicamente di un unico sesso, ma opposti ordinati orizzontalmente.

Ma i  due sessi vengono "inventati"  o  "scoperti"?  Ognuno  può dire la sua.

In primo luogo la rivoluzione kantiana che  mette  in  rapporto chi deve conoscere con la realtà che deve essere conosciuta chiede ragione di una più netta distinzione tra realtà e finzione. Lo scetticismo nascente nei confronti del sesso degli angeli va a segnare una precisa linea di demarcazione tra vero e falso, tra sesso biologico e sesso immaginario.

In secondo luogo, come sostiene Foucault, a un approccio in cui mondo dell'uomo e mondo della natura sono in una relazione che è contemporaneamente la garanzia e il limite della conoscenza si contrappone una concezione appiattita, fondata sul piano naturale, per cui fondamento della fisicità è il sesso.

 

 

METAMORFOSI:  FACCIAMO CHE IO ERO

Giuditta Pieti

 

Che cosa risuona in noi quando pensiamo al cambiamento? Come considerarlo con uno sguardo di genere? Quale nesso tra un periodo di vita sospesa e le potenzialità di una vita autentica, nonostante?  Come  possiamo oggi sconfiggere diffidenza, rabbia, paura, sospetti, colpe e conflitti e guardare con occhi nuovi al mondo, come a un ambiente da noi, da noi donne in particolare, ridefinibile?

Vivere in periodi di crisi permette di esplorare come non mai le diverse possibilità di realizzazione di sé nel mondo. È una messa alla prova che ci rende meno inclini ad accettare l’ingiustizia e le manipolazioni.

Una ricerca attenta  alla considerazione e al riconoscimento reciproci per condividere l’occasione di una ricerca comune in un tempo quanto mai bisognoso di ascolto, desideri e aspettative: un invito a ri-cercare per interrogarci e andare al cuore dei problemi insieme.

Freud diceva che i due verbi fondamentali della vicenda umana sono amare e fare: ipotesi interpretative della realtà sociale e del nostro essere nel mondo.

Riconoscere ed educare  i “sentimenti” va nel senso di sviluppare l’area formativa in cui siamo più carenti tra tutte quelle di cui siamo stati soggetti e oggetti.

Il tema del cambiamento e dell’incertezza abitano il nostro quotidiano da tempo. Ma solo una paura inattesa che ci ha toccato da vicino e che ha colto di sorpresa la nostra anima contemporanea ci ha costretto a togliere il velo dell’assuefazione di fronte a tanti lati oscuri della nostra sfera emotiva.

Quando ciò che sta succedendo intorno a noi crea angoscia, allora dobbiamo fare i conti con la nostra mancanza e difettosità.

Ma c’è anche una sfida alla ricerca di uno spazio nuovo, con un lavoro di scoperta che rifletta il rispetto di sé e degli altri.

Il cambiamento catastrofico (dal greco “katà” = giù e stréphein” = ribaltare), determina uno sconvolgimento del sistema precedente.

Contemporaneamente disastro e punto di partenza di un'evoluzione.              

Ma cosa ci succede quando gli equilibri esterni si modificano in modo inaspettato?

Il cambiamento produce uno sbilanciamento da un meccanismo di omeostasi alla capacità di porsi di fronte a sfide inaspettate, che arrivano dall’ambiente che muta.

Konrad Lorenz, etologo e premio Nobel per la medicina, racconta di due cani che s’incontravano ogni giorno ringhiando, l’uno dietro al suo recinto, l’altro al guinzaglio del suo padrone. Un giorno di fronte al cancello rimasto aperto, i due invece di cogliere l’occasione per  mettersi alla prova, si rintanarono dietro la solita rete, ricominciando ad abbaiare.

 

2020-21  ODISSEA NELLO SPAZIO, NEL TEMPO E NELLE RELAZIONI

 

Giuditta Pieti

Le nostre radici affondano in un mare di pregiudizi che ci ripropongono questioni con esiti, a dir poco, discriminatori.

L’ipocrisia  di un mondo segnato dall’impotenza, costante irriducibile della nostra condizione umana, ancora oggi, ci interroga più che mai sull’identità di chi siamo, a partire dai rapporti fondamentali, distorti da stereotipi che vengono da lontano: DONNA/NATURA – UOMO/CULTURA - NATURA O SOCIETÀ? BIOLOGIA O CULTURA?

Un approccio attuale a partire da una CRISI che è contemporaneamente pericolo e opportunità ci porta alle origini dei destini nell'individuo, nella coppia, nei gruppi sociali e ci fa riattraversare miti, luoghi comuni e ipotesi interpretative, osservandoli con un diverso sguardo di genere.

Differenze biologiche, antropologiche, culturali, psicosociali mettono continuamente in luce gli aspetti disgreganti di un disagio della civiltà che ci  circonda.

Attraverso una Odissea che  passa attraverso i nostri luoghi di appartenenza, d’identità culturale e politica, senza “ismi” di sorta, incontriamo cliché che si annidano tra noi, a partire da “tutt’uno” a  “ciascuna” in una realtà che non è come ci appare, ma come noi la interpretiamo o ci lasciamo interpretare in base a paradigmi rispetto ai quali si comincia letteralmente a “dar corpo” alle diverse identità. 

Ecco che l’eredità del nostro passato prossimo insieme alle categorie di un’antica-recente civiltà possono diventare un grimaldello efficace per riproporre la centralità del corpo, del nostro corpo.

Se un tempo la prevenzione e la cura si attuavano nell’opporre credenze e regole bizzarre all’inadeguatezza delle soluzioni, spesso oggigiorno accade di rimuovere il problema affidandosi a fantasticherie o altro, tra isolamento psicologico ed esorcismo sociale.