LE BUONE PRASSI
ESPERIENZE E BUONE PRATICHE A MILANO E OLTRE

a cura di Paolo Bozzato 

La rubrica si propone di dare risalto e diffusione alle iniziative ed esperienze più significative sui temi del rispetto, dell'accoglienza, dei diritti, della promozione della salute e del benessere delle persone di tutte le identità di genere e gli orientamenti sessuali.

“Cause Pilota” verso pari diritti a colpi di ricorsi

di Dario Belmonte

 

Dario Belmonte è addetto stampa dell’Associazione “Certi Diritti” presente anche in Lombardia come centro di iniziativa politica nonviolenta, giuridica e di studio per la promozione e la tutela dei diritti civili, per la responsabilità e la libertà sessuale delle persone.

Le campagne giuridiche avviate in Italia per raggiungere obiettivi di uguaglianza stanno avendo gli effetti previsti, nello stato di diritto e anche nella vita sociale e politica del paese e sono una delle principali “buone prassi” della nostra associazione. Un processo giuridico che fino ad oggi si è mostrato essere graduale, ma che è sempre stato percorso consolidando senza compromessi il principio di uguaglianza: il solo che può garantire il pieno riconoscimento della dignità di ogni cittadino davanti alla legge e alla società.

Se da una parte possiamo notare una costante inazione e titubanza su temi legati ai diritti civili da parte del Legislatore, dall’altra abbiamo visto come le corti nazionali e sovranazionali siano in grado di segnare il passo e l’indirizzo senza sostituirsi a chi ha il compito di legiferare.

Nel lavoro compiuto dalla nostra associazione insieme ad altri soggetti del panorama associazionistico LGBTI e per la tutela dei diritti possiamo annoverare numerose sentenze che hanno portato ad ampliamenti dei diritti per le coppie same-sex. La sentenza 138/2010 della Corte costituzionale è il risultato della fase iniziale di Affermazione Civile, condotta da Certi Diritti insieme agli avvocati della Rete Lenford. Le sentenze che si sono susseguite l’hanno confermata una pietra miliare specialmente quando afferma “la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, trattamento che questa Corte può garantire con il controllo di ragionevolezza”.

A questa si aggiunge la sentenza del 21 Luglio 2015 sul caso Oliari e altri in cui la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia, affermando che il mancato riconoscimento legale dell’unione tra persone dello stesso in Italia costituisce una violazione del diritto al rispetto della vita familiare, tutelato dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani. Tale diritto, infatti, richiede che un’appropriata protezione giuridica sia garantita alle famiglie dello stesso sesso. La negazione di tale tutela non è giustificata dal perseguimento di alcun interesse generale, anche alla luce dell’evoluzione della società italiana. 

Una pronuncia storica che ha tolto ogni alibi al Legislatore: negare alle coppie same-sex un istituto giuridico che conferisca loro uno status e definisca in modo chiaro i conseguenti diritti e doveri costituisce una violazione della Convenzione europea dei diritti umani.

Questa pronuncia ha di fatto obbligato il Governo italiano a dotarsi di una legge che tuteli le coppie omosessuali. Il tanto sperato matrimonio egualitario non è arrivato e ci siamo dovuti accontentare di una soluzione parziale che non realizza in pieno la dignità e l’uguaglianza di tutte le persone. Possiamo però dire che nemmeno questa legge è al riparo da eventuali ricorsi che possano spingere ancora di più verso il riconoscimento di pari diritti, strada che negli anni si è dimostrata essere proficua e su cui continueremo a lavorare senza fermarci.