LGBT+
persone a orientamento sessuale e identità di genere specifici
- GLOSSARIO- LE PAROLE CHIAVE

Transessuale (abbreviato "trans") è la persona la cui identità di genere (il sentirsi maschio o femmina) non corrisponde al sesso biologico (l'essere maschio o femmina in base ai geni e alla conformazione degli organi genitali). Il termine transessuale nasce nel 1949 (dottor David Cauldwell) e a oggi, secondo il DSM V, la persona transessuale, che sente di non avere una corrispondenza psichica con il genere biologico di nascita, soffre di disforia di genere, che è l'unica patologia classificata come psichiatrica a non essere curata psichiatricamente.

La persona cui è diagnosticata la disforia di genere può intraprendere un percorso di transizione, attraverso una serie d’interventi sanitari e psicologici per la riassegnazione dei caratteri sessuali primari e secondari. Concluso il percorso l'individuo deve rivolgersi al Tribunale per il cambiamento di stato anagrafico.

Si usa di frequente la sigla inglese FtM (female to male) per indicare le persone fisicamente femmine che si sentono uomini e desiderano vivere nel ruolo di genere maschile.

Nel caso di MtF i termini transgender /transessuale andranno quindi declinati al femminile, mentre – al contrario - nel caso di FtM i termini transgender/transessuale andranno declinati al maschile.

Il movimento dei diritti civili deve molto a queste persone, perché con la loro inevitabile visibilità, sono stati i primi a rifiutare una storia di violenza, medicalizzazione, stigma. Se per l’omosessuale era possibile il mimetizzarsi, al transessuale questa possibilità era negata.

Cartina di tornasole di uno stereotipo diffuso, soprattutto per mezzo delle notizie di cronaca, l’identificazione delle persone transessuali con la prostituzione, fenomeno che peraltro mette in discussione anche la classificazione degli orientamenti sessuali.

Proprio perché è eminentemente legata al tema dell’identità, la transessualità si svincola da quello che è l’orientamento affettivo. Tale condizione mette in discussione la percezione binaria del genere, della sessualità, dell’affettività e in essa confluisce un sovvertimento dei generi e dei ruoli. Nell’adesione agli schemi dati di maschile e femminile ne rappresenta l’artificiosità e la natura di costruzione sociale.

Le persone crossdresser si abbigliano del genere scelto e quindi contrario al sesso o genere biologico e non utilizzano terapia ormonale sostitutiva. 

Nella scelta della riassegnazione, attraverso l’intervento chirurgico, questo piano è più sfumato.

La ricerca, in entrambi i casi, quella relativa all’identità di genere e quella della corrispondenza del proprio corpo al proprio essere, propone un’identità complessiva, affettiva connessa al maschile o femminile.

Il termine “transgenderismo” - dall'inglese transgender, “che attraversa i generi” descrive la percezione che molte persone transessuali hanno di sé. In particolare, quelle che non si riconoscono nelle due identità di genere dominanti (uomo/donna), sentendo invece di essere “di un altro genere”: specifico e peculiare, unico, come lo sono le identità personali.

Inoltre, se la parola “transessuale” tende a circoscrivere il processo di transizione al solo cambio di sesso, il termine transgender dà conto della complessità dell'identificazione di genere, che trascende e in molti casi prescinde da quella meramente sessuale.

Le persone che decidono di transitare da un genere all'altro non lo fanno per diventare maschi o femmine, ma per essere se stesse.