However, the external genital morphology became the single most important criterion for the social act of assigning gender, and 'corrective' genital surgery became the gold standard that preserved our binary system.

http://www.europsi.org/HistoricalAspects

 

Una battuta, in particolare, rimane impressa dopo avere visto il bel film di Lucìa Puenzo  XXY (Argentina, 2007): la pronuncia “Alex”, adolescente intersessuale protagonista della vicenda, quando il padre le comunica che può scegliere se essere maschio o femmina. La replica è illuminante: “E se non ci fosse una decisione da prendere?”.

L'interrogativo punta il dito su uno degli aspetti cruciali della “questione intersessuale”, quello cioè che pertiene all'ambito dei diritti umani: nello specifico, il diritto all'integrità del proprio corpo; al non conformarsi alla logica binaria che la chirurgia genitale “correttiva” impone; a scegliere consapevolmente, e quindi anche a scegliere di non scegliere. Ma per quanto basilari possano apparire tali prerogative, sappiamo che, attualmente, solo cinque Paesi al mondo (Germania, Australia, Nuova Zelanda, Nepal e Kenia) prevedono la possibilità di registrare alla nascita un/a neonato/a intersessuale come “indeterminato” in modo da non forzare artificialmente l'identificazione sessuale del/della nuovo/a arrivato/a, con ricadute spesso gravi sul suo benessere psicofisico.

La violenza degli assunti normativi annidati in tanta pratica medica e psicologica viene impersonata nel film della Puenzo dal personaggio di “Ramiro”: chirurgo estetico che nel tempo libero pratica pro bono per rettificare malformazioni congenite nei bambini, e che si offre di “correggere” anche il corpo di “Alex”, senza rendersi minimamente conto che è la sua intolleranza fobica alla diversità (la quale lo rende ostile al suo stesso figlio, sospettato di essere gay, o comunque non abbastanza “maschio”) a guidare il suo operato.

Perfetto contraltare a questo prototipo d'abuso istituzionale “a fin di bene”, il padre di “Alex” offre invece il ritratto toccante di un genitore “sufficientemente buono”: capace cioè di amare la propria prole per quello che è (“Dal primo momento che l'ho vista ho pensato che Alex fosse perfetta”, afferma a un certo punto), che si preoccupa del suo benessere ma che sa contenere la propria preoccupazione, in modo che non si trasformi in coercizione...

Questi e molti altri i motivi d'interesse presentati dalla pellicola, vincitrice della Settimana della critica a Cannes e di altri, importanti riconoscimenti. Tralasciando le polemiche relative al titolo, oggettivamente fuorviante (l'intersessualità di Alex non corrisponde alla configurazione cromosomica “XXY”, nota anche come “sindrome di Klinefelter”), il film della Puenzo “spoglia” i corpi, ma solo per mettere a nudo i nostri preconcetti, limiti e timori. Ed è così che, nelle parole della regista, “la paura per l'ambiguità genitale diventa la metafora per tutte le amputazioni prodotte dalla paura di essere diversi”.

Link al trailer: https://www.youtube.com/watch?v=6BDwRA2w0Hk

SULLO SCEGLIERE

di Mariella Dal Farra