QUEER 

>>GLOSSARIO - LE PAROLE CHIAVE LGBT+

QUEER”: persone le cui pratiche sessuali, sociali e di pensiero differiscono da quelle convenzionali.

Termine che indica la produzione di un pensiero e la messa in atto di comportamenti con lo scopo di sovvertire e destabilizzare le norme sociali a partire da quelle che regolano la sessualità e le politiche ad essa legate.

Espressione di una soggettività che mette in scena la “fluidità” d’ogni tipo d’identità - gay, lesbica, etero, bisessuale- rivendica una diversità che non vuole definirsi né essere definita. Il corpo “si mostra” e mette in gioco ambiguità, pratiche e marginalità sessuali.

Termine in origine dispregiativo, ha oggi valenza politica che fa riferimento a una comunità oltre i binarismi di ogni tipo, a partire dai confini della tradizionale interpretazione  dell'orientamento sessuale (omo/etero/bi-sessuale) e dell'identità di genere (maschio/femmina).

La comunità queer critica una qualche retorica del familismo gay, leggendola come omonormativa e per questo intimamente legata a  strutture e modelli sociali riproduttivi dello Stato-Famiglia.

La parola assume il valore di eccentrico, divergente per indicare soggettività le cui pratiche sociali e di pensiero differiscono da quelle convenzionali. Ha origine dal latino torquere (torcere, distorcere, cambiare) che diventa queer in inglese nel senso di bizzarro e quer in tedesco nel senso di trasversale.

Negli anni ‘80, il “decostruzionismo”, sotto l’influenza del “post-strutturalismo” sviluppatosi negli anni ’60 e ’70 con Derrida, Deleuze e Foucault, ispira i “cultural studies” per cui ogni identità sarebbe il risultato di una costruzione socio-culturale e non un dato di natura. Foucault, in “La volontà di sapere”,  sostiene che non esistono soggetti non compromessi con il potere che li definisce, in quanto “il potere, più che reprimere, produce tanto le identità maggioritarie quanto quelle minoritarie, devianti o perverse”. Negli anni ‘90 il termine entra nel mondo accademico, a opera di Judith Butler, Eve Kosofsky-Sedgwick e Teresa de Lauretis, la quale conia il termine “queer theory”, in una conferenza  del ’91 all’Università di Santa Cruz.

La base psicoanalitica del “pensiero antisociale” interpreta la sessualità come pulsione del soggetto non storicamente determinata, una pulsione che, soprattutto nel caso dell’omosessualità, è stata connotata negativamente per la sua improduttività e infertilità.

In parallelo le “teorie degli affetti” (Sarah Ahmed, Lauren Bertlant, Patricia Ticineto Clough, Ann Cvetkovich e Heather Love), a partire non solo da studi psicoanalitici, ma anche fenomenologici e femministi, individuano desideri e identificazioni, tra corpi, oggetti e memorie, tracciando un sistema di scambi emozionali riparativi tra incontro con il passato e nuove possibilità per il futuro.

La critica all’assimilazione, a partire dalla riflessione su genere e sessualità, diventa uno strumento concettuale in diversi campi di ricerca: razza, sesso, classe sociale, disabilità, malattia, mettendo in discussione non solo i binarismi: maschile/femminile, ma anche: natura/cultura, uomo/macchina, uomo/animale, bianco/nero, abile/disabile.

Gli studi queer,  interpretando i dispositivi di potere ed esclusione prodotti dalla norma sociale, aprono nuove prospettive geopolitiche su migrazioni, nazionalismi, accesso alla cittadinanza, post-colonialismo, imperialismo, militarizzazione, globalizzazione, diritti umani, carceri, neoliberismo, terrorismo e altro ancora.

In Italia il termine "queer" identificava il supplemento domenicale allegato al quotidiano “Liberazione” fondato da Marco Pannella negli anni '90, che intendeva connotare, provocatoriamente, una diversità di vedute nel panorama culturale italiano.

Attualmente, “Archivio Queer Italia” apre una finestra su un fenomeno complesso dai caratteri transnazionali per ridefinirlo in relazione al contesto che ridisegna il concetto di “queer” a partire dall’esperienza delle minoranze sessuali tra tradizione e fenomeni locali.