IL SEGNALIBRO a cura di Mariella Dal Farra

Schede di lettura e recensione di testi

Lo specchio di Sarah

Mariella Dal Farra

Sarah Waters, scrittrice britannica pluripremiata, membro della Royal Society of Literature dal 2009, possiede la capacità di avvincere il lettore con la pura forza del racconto. Non a caso i suoi primi tre libri sono ambientati in epoca vittoriana, culla del romanzo dickensiano, di cui recupera gli stilemi per riproporli in forma “riveduta e corretta” al pubblico contemporaneo. Operazione non banale che richiede cognizione di causa (filologica) da una parte, e un indiscutibile talento (narrativo), dall'altra.

La trilogia in questione – Carezze di velluto (1998), Affinità (1999), Ladra (2002) - edita in Italia da Ponte alle Grazie (e attualmente rieditata da Tea), rivisita i topoi classici del romanzo d'appendice: l'ingiustizia sociale, il tema dei bambini scambiati alla nascita, la prostituzione, lo spiritismo, la follia, il crimine, le carceri, il music-hall, la Londra nebbiosa e tentacolare post-rivoluzione industriale... Il tutto sapientemente concertato in una formula narrativa che cattura fin dalla prima pagina, proprio come in un vero feuilleton.

Tuttavia, l'interesse suscitato dai romanzi di Sarah Waters non poggia unicamente sulla qualità letteraria della sua operazione di (ri)scrittura: è il punto di vista, femminile e lesbico, a catalizzare l'attenzione. Attraverso le eroine dei suoi libri, l'Autrice opera una radicale revisione della “storia” che abbiamo già letto, o sentito raccontare, altre volte.

L'effetto è peculiare: un po' come rivisitare i “luoghi” letterari dell'infanzia (l'orfanotrofio di Jane Eyre, la banda di borseggiatori in Oliver Twist) per scoprirvi una dimensione rimasta fino a quel momento inedita. L'interpolazione è eseguita a regola d'arte, in perfetto equilibrio fra ricostruzione storica e slancio immaginativo.

Nel gioco prospettico consentito dall'ambientazione d'epoca, quasi divertendosi a riscrivere la “storia”, Waters restituisce ai lettori immagini di donne che s'innamorano di altre donne, e del loro modo d'amare. Un modo tradizionalmente circoscritto al genere pornografico (non a caso, tema ricorrente nelle trame dell'Autrice), che oggi ricerca specchi capaci di coglierne la complessità: specchi nei quali diventi possibile riflettersi e riconoscersi.

In un momento storico caratterizzato dalla progressiva legittimazione di identità e orientamenti sessuali non maggioritari, Sarah Waters risponde a quella facoltà così squisitamente umana che consiste nel potersi e volersi auto- ed etero-rappresentare.