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Intersezionalità

Aggiornamento: 1 ago

La categoria, d’interpretazione politica, individua le persone come un insieme di varianti che concorrono a formarne la soggettività, in un ruolo sociale legato a sesso, classe, colore della pelle, stato di salute, istruzione, orientamento sessuale.


Nella teoria della matematica insiemistica, l'intersezione è l'insieme degli elementi che associa a due insiemi dati un nuovo insieme, formato dai punti comuni ai due insiemi dati.

La categoria, d’interpretazione politica, individua le persone come un insieme di varianti che concorrono a formarne la soggettività, in un ruolo sociale legato a sesso, classe, colore della pelle, stato di salute, istruzione, orientamento sessuale.

Su ognuna di queste varianti possono pesare forme di oppressione e discriminazione specifiche e invisibili.

Il termine “intersezionalità”, adottato nel 1989, l’anno della caduta del muro di Berlino, viene teorizzato dalla giurista Kimberlé Crenshaw, per descrivere, indagandone cause ed effetti, la "intersezione" di diverse categorie: biologiche, sociali e culturali a partire dalla condizione, doppiamente subordinata, delle donne di colore nella società statunitense.

Così, su una donna nera, pesa il razzismo, ma anche il sessismo insito nel rapporto che l’uomo dal suo stesso colore di pelle ha interiorizzato nei suoi confronti, se poi sarà povera, disoccupata e senza istruzione, si aggiunge l’oppressione di una classe egemone dal punto di vista economico, se lesbica si aggiunge il peso dello stigma legato all’omosessualità.

L’interdisciplinarità della ricerca sugli women’s studies, partendo da una posizione strategica di lettura dei concetti di identità individuale e appartenenze di gruppo, modifica i modi tradizionali di lettura della discriminazione, sottolineando la valenza rilevante dell’intersezionalità.

Attualmente, i pregiudizi basati sull'intolleranza e l’esclusione sono interconnessi e creano forme di discriminazione riferite a una pluralità di dimensioni, intersecando linee di identità che non agiscono in modo indipendente.

All’interno dell’esercizio del potere, s’intersecano alcuni assi: sessismo, binarismo, razzismo, sfruttamento, colonialismo, intrecciati e simultaneamente operanti.

La logica di sistema dell’oppressione sociale che rappresenta l'intersezione si riferisce quindi a una realtà multidimensionale dove genere, orientamento sessuale, nazionalità, classe sociale, etnia, religione, età, disabilità si colorano di una discriminazione, che si può simboleggiare in attacchi xenofobi e omofobi sempre più aggressivi.

L’approccio intersezionale, attraverso una visione che articola i diversi assi attraverso i quali il potere sfrutta e sottomette gli individui, intende svelare e decostruire i meccanismi invisibili di disuguaglianza, sfruttamento, esclusione all’interno della società.

Non più categorie sociali in astratto e gruppi indistinti (i poveri, gli operai, le donne ecc.), ma un quadro ampio e complesso dove si situa un “posizionamento” che ha origine dalle differenze dei vissuti e delle diverse forme di oppressione.

I processi formati dal genere, dalla sessualità, dalla classe sociale si traducono, nell’approccio intersezionale della lettura di una condizione complessa, in generalizzazioni che individuano le diverse categorie, sottolineandone gli aspetti di pluralità nelle contrapposizioni donna/uomo, omosessuale/eterosessuale, nero/bianco. Restano ancora in sospeso, risultandone compresse,le rappresentazioni dell’identità singolare.







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