Chi non sa aspettarsi l'impossibile, non lo vedrà mai

Eraclito

L'ANGOLO DI SANTIPPE

editoriali del Direttore 

una voce stonata (fuori dal coro)

Periferie culturali

tra lacci e lacciuoli ella stupidità

di Giuditta Pieti

Da Darwin sappiamo di condividere la nostra origine con le altre specie del regno animale e tutte le specie, si sa, dal vermiciattolo all’elefante, devono sopportare la loro dose quotidiana di tribolazioni, timori, frustrazioni, pene e avversità.

Gli esseri umani, tuttavia, hanno il privilegio di doversi sobbarcare un peso aggiuntivo, una dose extra di tribolazioni quotidiane,   causate da un gruppo di persone che appartengono allo stesso genere umano.

 

Così Carlo M. Cipolla rifletteva nel 1976 sullo stato delle umane cose in Le leggi fondamentali della stupidità umana.

In questi tempi, tra choc moralistici e altalenanti appelli polarizzati, in un senso o nell’altro, oscillano maldestramente gli stereotipi del “politicamente corretto” sulla vexata quaestio lgbti e diritti negati.

Il paradosso della stupidità diffusa, trasversale e inconsapevole, di chi arriva a tirarsi la zappa sui piedi è l’aggravante che si snocciola in una sequela di luoghi comuni. E che assimila il percorso verso i diritti in discussione sulle unioni civili e sulla stepchild adoption alla ormai (quasi) risolta - in termini di diritto, se non di fatto - diatriba dei pre-giudizi (prima, durante e dopo) sul razzismo.

Illuminante il confronto che si evince dai grafici estrapolati dal testo di Cipolla.

Nell’assenza di discriminazione, nell’adesione acritica a slogan pro o contro i diritti lgbti sono insite varianti socio-culturali spesso collegate a una presenza di opinioni tanto variegata quanto fastidiosa, tanto attiva quanto inopportuna.

Per non parlare delle mosche cocchiere che piene di sé e ripiene di luoghi comuni (da ri-leggere la fiaba La mosca e la mula di Fedro, ancora illuminante dopo due millenni), cavalcano la situazione con la sicumera di esserne all’altezza senza se e senza ma.


 

 

 

 

 

 

 

* i grafici presenti in questa pagina sono stati elaborati da Gianfranco Bo 

La morale della favola - è proprio il caso di dirlo - è che aveva ragione Cipolla: un bandito che procura un vantaggio a se stesso è meno pericoloso di uno stupido, il quale, oltre che a sé, può recar danno a tante altre persone. E portare una buona causa all'insuccesso.