Giuditta Pieti

Psicologa e Psicoterapeuta

L'angolo di Santippe

 

METAMORFOSI:  FACCIAMO CHE IO ERO

 

Che cosa risuona in noi quando pensiamo al cambiamento? Come considerarlo con uno sguardo di genere? Quale nesso tra un periodo di vita sospesa e le potenzialità di una vita autentica, nonostante?  Come  possiamo oggi sconfiggere diffidenza, rabbia, paura, sospetti, colpe e conflitti e guardare con occhi nuovi al mondo, come a un ambiente da noi, da noi donne in particolare, ridefinibile?

Vivere in periodi di crisi permette di esplorare come non mai le diverse possibilità di realizzazione di sé nel mondo. È una messa alla prova che ci rende meno inclini ad accettare l’ingiustizia e le manipolazioni.

Una ricerca attenta  alla considerazione e al riconoscimento reciproci per condividere l’occasione di una ricerca comune in un tempo quanto mai bisognoso di ascolto, desideri e aspettative: un invito a ri-cercare per interrogarci e andare al cuore dei problemi insieme.

Freud diceva che i due verbi fondamentali della vicenda umana sono amare e fare: ipotesi interpretative della realtà sociale e del nostro essere nel mondo.

Riconoscere ed educare  i “sentimenti” va nel senso di sviluppare l’area formativa in cui siamo più carenti tra tutte quelle di cui siamo stati soggetti e oggetti.

Il tema del cambiamento e dell’incertezza abitano il nostro quotidiano da tempo. Ma solo una paura inattesa che ci ha toccato da vicino e che ha colto di sorpresa la nostra anima contemporanea ci ha costretto a togliere il velo dell’assuefazione di fronte a tanti lati oscuri della nostra sfera emotiva.

Quando ciò che sta succedendo intorno a noi crea angoscia, allora dobbiamo fare i conti con la nostra mancanza e difettosità.

Ma c’è anche una sfida alla ricerca di uno spazio nuovo, con un lavoro di scoperta che rifletta il rispetto di sé e degli altri.

Il cambiamento catastrofico (dal greco “katà” = giù e stréphein” = ribaltare), determina uno sconvolgimento del sistema precedente.

Contemporaneamente disastro e punto di partenza di un'evoluzione.              

Ma cosa ci succede quando gli equilibri esterni si modificano in modo inaspettato?

Il cambiamento produce uno sbilanciamento da un meccanismo di omeostasi alla capacità di porsi di fronte a sfide inaspettate, che arrivano dall’ambiente che muta.

Konrad Lorenz, etologo e premio Nobel per la medicina, racconta di due cani che s’incontravano ogni giorno ringhiando, l’uno dietro al suo recinto, l’altro al guinzaglio del suo padrone. Un giorno di fronte al cancello rimasto aperto, i due invece di cogliere l’occasione per  mettersi alla prova, si rintanarono dietro la solita rete, ricominciando ad abbaiare.

 

Giuditta Pieti

Psicologa e Psicoterapeuta

L'angolo di Santippe

2020-21  ODISSEA NELLO SPAZIO, NEL TEMPO E NELLE RELAZIONI

 

Le nostre radici affondano in un mare di pregiudizi che ci ripropongono questioni con esiti, a dir poco, discriminatori.

L’ipocrisia  di un mondo segnato dall’impotenza, costante irriducibile della nostra condizione umana, ancora oggi, ci interroga più che mai sull’identità di chi siamo, a partire dai rapporti fondamentali, distorti da stereotipi che vengono da lontano: DONNA/NATURA – UOMO/CULTURA - NATURA O SOCIETÀ? BIOLOGIA O CULTURA?

Un approccio attuale a partire da una CRISI che è contemporaneamente pericolo e opportunità ci porta alle origini dei destini nell'individuo, nella coppia, nei gruppi sociali e ci fa riattraversare miti, luoghi comuni e ipotesi interpretative, osservandoli con un diverso sguardo di genere.

Differenze biologiche, antropologiche, culturali, psicosociali mettono continuamente in luce gli aspetti disgreganti di un disagio della civiltà che ci  circonda.

Attraverso una Odissea che  passa attraverso i nostri luoghi di appartenenza, d’identità culturale e politica, senza “ismi” di sorta, incontriamo cliché che si annidano tra noi, a partire da “tutt’uno” a  “ciascuna” in una realtà che non è come ci appare, ma come noi la interpretiamo o ci lasciamo interpretare in base a paradigmi rispetto ai quali si comincia letteralmente a “dar corpo” alle diverse identità. 

Ecco che l’eredità del nostro passato prossimo insieme alle categorie di un’antica-recente civiltà possono diventare un grimaldello efficace per riproporre la centralità del corpo, del nostro corpo.

Se un tempo la prevenzione e la cura si attuavano nell’opporre credenze e regole bizzarre all’inadeguatezza delle soluzioni, spesso oggigiorno accade di rimuovere il problema affidandosi a fantasticherie o altro, tra isolamento psicologico ed esorcismo sociale.