Let people dream their own dreams
Una noterelle laica in un modo reincantato

di Ivano Lanzini

psicologo, psicoterapeuta, docente di psicoterapia psicoanalitica (diversamente sognatore) 

«Non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione. È necessario proclamare l’irrinunciabile verità del matrimonio. La famiglia fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo appartiene al sogno di Dio». Così veniva affermando Papa Francesco il 22 Gennaio 2016 all’inaugurazione dell’anno giudiziario della Sacra Rota.

Parole chiare. Nette. Semplici. Che è bene conoscere e delle quali è importante comprendere valore e limiti. Sì: limiti. Si tratta di parole che, infatti, ben definiscono una visione della famiglia rigorosamente ‘limitata’ o, se vogliamo, circoscritta entro una visione del mondo e un’antropologia prettamente cattoliche. Cioè religiose. Cioè fondate, in ultima, fondamentale istanza su una fede.

Parole che quindi di quella fede sono testimonianza autorevole e che ai credenti in/di quella fede giustamente si rivolgono. E noi ci auguriamo di cuore – per il loro bene spirituale – che i fedeli cattolici siano all’altezza di questa visione religiosa, ‘divinamente fondata’, della famiglia.

Detto questo, è inevitabile aggiungere – come nota e memento per i nostri legislatori e per tutti coloro che paiono aver smarrito l’abc del pensiero laico – che si danno ‘visioni’ ben diverse della famiglia, differenti concezioni della sua natura e finalità, fondate su analisi dei processi psicologici, sociali e culturali del suo formarsi, crescere, trasformarsi e ridefinirsi. Analisi che, non essendo dedotte da preconfezioni fideistico-religiose, sono in grado di prendere atto del darsi modi, forme e fini diversi entro la realtà delle dinamiche famigliari.

Consideriamo:

  1. che una coniugalità è dissolubile: e questo non come effetto di una colpa o disastro o fallimento, ma per la responsabile assunzione del diritto a modificare un patto quando questo viene a impedire o ostacolare la crescita umana di uno dei contraenti;

  2. che tale dissolubilità non implica ma anzi rafforza l’impegno della parentalità, in base alla quale mogli e mariti ‘passano’ ma papà e mamme restano;

  3. che la procreatività della famiglia è una opzione libera non un dettame o un obbligo e che quindi implica una visione/gestione della sessualità primariamente unitiva e poi procreativa;

  4. che il fondamento della ‘società famigliare’, risiedendo nella capacità di un amore che si impegna, fedele alla propria autenticità, non rinvia in modo esclusivo/escludente alla eterosessualità, ma può ben ‘contenere’ l’omosessualità.

È facile notare come quanto esposto schematicamente nei punti 1, 2, 3 sia già realtà giuridicamente fondata (leggi su separazione e divorzio; leggi sulla contraccezione e l’aborto) in Italia, mentre il punto 4 lo sia – vuoi nella forma propria dell’istituto della famiglia o delle unioni civili con stepchild adoption – già nella maggioranza dei Paesi europei e anglosassoni (inclusi quelli a forte tradizione cattolica).

Da psicoanalisti, non possiamo inoltre esimerci dall’osservare come, implicita in questa visione della famiglia e della sua unitiva procreatività, riposi una concezione della sessualità che ancora risente dell’antropologia colpevolizzante e tragica del peccato originale e della natura intimamente corrotta dell’uomo. Si capisce quindi che solo ‘un sogno divino’ può consentire una reale e non ipocrita realizzazione di siffatto progetto matrimoniale.

Perché allora questa nota e questo memento? Semplicemente per ricordare, soprattutto a quei cattolici che si dicono laici (presenti nelle file del Pd, del M5s e di altre formazioni), che le parole rispettabili del Papa e la relativa concezione della famiglia dovrebbero rimanere quello che sono: il sogno di Dio. O, per essere epistemologicamente corretti, il sogno di coloro che affermano trattarsi del sogno del loro Dio, e forse di quel Dio che Vito Mancuso ha acutamente riclassificato Deus (cfr. Dio e il suo destino). Tale sogno non dovrebbe impedire altri sogni, ma collocarsi accanto a essi, in uno Stato ove tutti hanno riconosciuto il diritto a vivere i propri sogni. Così realizzando i propri desideri di amore, intimità, condivisione.

E per rammentarlo anche a quei vescovi e cardinali che ‘sognano’ – contrariamente a tanti loro fratelli nella fede (luterani, battisti, metodisti, etc.) – un mondo ove la loro verità sia la Verità. Dimenticando la natura sognante di ogni pretesa Verità. E non accorgendosi che tale dimenticanza produrrebbe una società da incubo.

Ultima nota: non possiamo esimerci dal fare un delicato augurio e un ulteriore memento aggiuntivo a don Livio, direttore di Radio Maria, che in uno dei suoi commenti radiofonici contro la legge sulle unioni civili non si è trattenuto dal rammentare alla senatrice Monica Cirinnà che verrà anche per lei il giorno del funerale. L’augurio nostro a padre Livio è che il suo funerale avvenga il più tardi possibile, così che possa continuare a diffondere nel mondo il racconto dei suoi ‘sogni’. Il memento riguarda invece una nota storica: il medioevo è passato da tempo. E con esso le minaccia di una punizione nell’aldilà. Pronunciare minacce oggi, caro Padre Livio, è un po’ come comportarsi da genitore incompetente che, di fronte ad un figlio che la pensa diversamente, non ha altre risorse che un ‘guarda veh!...’

Il che ci pare un bel salto all’indietro persino rispetto al padre del figliol prodigo. Ma questo è forse uno spezzone di sogno che padre Livio non ha ben compreso o ha frainteso, come avviene in analisi, quando un sogno osa scuotere certe nostre narcisistiche verità interiori.