Chi non sa aspettarsi l'impossibile, non lo vedrà mai

Eraclito

L'ANGOLO DI SANTIPPE

editoriali del Direttore 

una voce stonata (fuori dal coro)

Il mondo è bello  perché è vario

di Giuditta Pieti

 

L’idea della diversità è coniugata con quella di pluralità. Come sarebbe un mondo senza varietà?

Di gusti, di opinioni di cibi, d’idee e di persone?

Cosa ci suggerisce la frase proverbiale sul mondo bello perché vario, proprio a partire dal linguaggio dei sinonimi e contrari?

Secondo il vocabolario online Treccani, l’aggettivo vario indica ciò che “ha una più o meno notevole diversità sia negli elementi che lo compongono, sia in successive fasi o manifestazioni, sia rispetto ad altre cose simili o analoghe” ed “è affine a diverso, ma esprime sempre una differenza meno grande e meno essenziale”. Suo contrario: “monotono, omogeneo, piatto, uniforme”.

Il termine “vario” è di etimologia sconosciuta (e questo la dice lunga già di per sé), mentre il sinonimo “diverso” (che diverge dalla norma ≠) contiene valenze di devianza che hanno a che fare con lo strano/estraneo, con la negazione dell’uguaglianza. Sul vocabolario già citato il sinonimo sostantivato ”diverso”, va a significare: “Persona che, per qualche aspetto, carattere o manifestazione, esce da quella che è tradizionalmente considerata la condizione «normale», cioè omosessuali, disabili fisici o psichici, ecc.: essere, sentirsi diverso o un diverso; l’emarginazione dei d.; anche come eufemismo per omosessuale.”

In diverso si calca la mano sull’idea di contrasto, di discordanza, vario si colloca in quell’orizzonte del molteplice e d’indeterminatezza suggerita dall’Infinito di Leopardi. Varianti in poesia, colori variegati, paesaggio vario, variazioni musicali: elementi diversi che si fondono insieme suggeriscono creatività e arricchimento di contro a noia e impoverimento. E nel linguaggio comune: “Varie ed eventuali” è l’ultimo punto di un ordine del giorno che lascia aperta la porta all’imprevisto e “Autori vari” è il segnale della redazione di un’opera a più mani.

Se il contrasto può portare alla guerra, il vario rende il mondo meno noioso.

L’idea di diversità è ambivalente: può essere coniugata con quella di conflitto oppure con quella di pluralità. Come sarebbe un mondo uniforme, senza varietà? Di gusti, di opinioni di cibi, d’idee e di persone?

Secondo una ricerca iniziata nel 2007 all'università La Sapienza di Roma e negli atenei di Pisa, Cagliari e Bologna, gli italiani sono il popolo con la varietà genetica e culturale più ricca d'Europa. Per l’antropologo Giovanni Destro Bisol la nostra diversificazione è una ricchezza misconosciuta e dissipata da xenofobia e omofobia che a noi meno che ad altri dovrebbero appartenere, vista la nostra storia e dato che in Italia già le minoranze linguistiche riconosciute dalla legge sono ben 12.

Il senso del confronto nella convivenza e nella condivisione, di un confronto aperto sui temi biologici, legali, culturali e sociali dell’identità di genere e delle diversità subisce duri colpi e viene meno a fronte di dibattiti generati e degenerati nei talk show in una passerella di personaggi pubblici che si accapigliano, tra meschinità celtiche e volgarità levantine.

Difensori di asserzioni tanto garbate quanto astratte e avulse dalla realtà o litigiosi portatori di presunte concretezze, quasi sempre pretenziosi, saputi e arroganti, fastidiosi e supponenti quanto insopportabili , ciascuno intriso di una cultura angusta, intesa come coltivazione del proprio orticello, ci solleticano nel nostro bisogno di appartenenza, consentendoci di riconoscerci con compiacimento nell'una o nell'altro, lungo la sfilata che va dalle affabulazioni più raffinate agli interventi più grossolani.

Senza dubbio totem e tabù sono in agguato e lavorano in incognito.

E allora?

Come possiamo indagare con mente libera sull’origine della sessuofobia e omofobia in Italia, senza incappare in luoghi comuni?

Quando possiamo parlare di genere senza temere citazioni indirette al famigerato “gender”?

Quali risonanze in altri ambiti della nostra società vengono indirettamente provocate se si toccano i temi dell’identità e della diversità?

Ce n’è per tutti.