Monica della Giustina

Altre storie

Facciamo che ero è un gioco che abbiamo giocato in molti, da bambini, quando sembrava che ogni cosa fosse possibile e che sarebbe bastato chiudere gli occhi e poi riaprirli all'improvviso per vedere realizzato il nostro sogno. Crescendo abbiamo appreso a "fare i conti con la realtà", a "scendere a patti" per adattarci alle circostanze e per accordarci con le altre persone. Ottimo lavoro.

Tuttavia capita, a volte, che il mondo che ci circonda sembri diventare troppo complesso per essere compreso e che le risorse personali che abbiamo messo in campo fino a quel momento siano inadeguate e perfino dannose. E dunque si sta male, come in un paio di scarpe strette, all'inizio, e poi via via sempre peggio, così che il mondo da troppo grande che era, sembra restringersi intorno a noi privandoci di ogni possibilità di scelta. Quando però qualcuno - onestamente intenzionato a darci una mano - ci domanda cosa vogliamo, non troviamo la risposta, perché come l'ubriaco che di notte ha perduto le chiavi e si ostina a cercarle sotto un lampione dove c'è luce, anche noi crediamo di trovare risposte nell'unico luogo dove ci raccapezziamo e dove quasi certamente non le troveremo.

Chi ci osserva da fuori coglie la nostra confusione; qualcuno ci dice che la parola "crisi" ha in sé la promessa di una svolta, ma noi, inchiodati al nostro lampione, continuiamo a perlustrare il terreno nel cono di luce illudendoci che prima o poi la chiave salterà fuori come per incanto dalle tenebre.

E allora perché non provare a farla noi, la magia giocando a facciamo che io ero? Un esperimento innocuo a costo zero: si sceglie un personaggio, ci si sforza di pensare come penserebbe lei/lui e come agirebbe; si immaginano le conseguenze anche le più estreme e azzardate. Quando riapriremo gli occhi il mondo intorno a noi sarà sì lo stesso, ma ad essere diversi saremo noi: i pensieri che ci avevano fatto tanto penare aggrovigliandosi su se stessi avranno preso a scorrere in un'altra direzione e i limiti ci sembreranno meno angusti.

Nei prossimi articoli proveremo di volta in volta a metterci nei panni di una persona che non siamo noi, così come da piccoli abbiamo fatto che eravamo astronauti, pompieri, parrucchieri, top model e cantanti rock... Obiettivo? Allargare il campo delle nostre possibilità. Effetti collaterali? Comprendere meglio le ragioni dell'altro. Sintesi finale? Guardare con stupore il mondo intorno a noi e prendere gusto ad esserci.

Realizzare un sogno

Il progetto editoriale è concepito per una divulgazione agile, aggiornata e aperta al dibattito sulle culture di genere e altro.

Diretto da Giuditta PietisuiGeneris, magazine nato nel 2014, è strumento di informazione e diffusione di cultura psico-sociale negli scenari della ricerca sulle nuove soggettività. 

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