LA POSTA DEL CUORE a cura di Michela Pagarini 

 

Sentimenti, sesso e relazioni fra donne

Michela Pagarini, classe 76, milanese d’adozione, lesbica vegetariana, femminista e appassionata di comunicazione web e social media.

Io e lei: colpo di fulmine due anni fa, passione pazzesca che piano piano è diventata amore. Tutto perfetto fino a qualche settimana fa, quando il medico ci ha detto che lei potrebbe avere una malattia degenerativa, abbastanza lenta ma… Non so che fare, e ho paura di tutto: di non riuscire a starci, di perderla, di non essere abbastanza forte, di ammalarmi anche io, di non capire niente, soprattutto di non capire lei, che non ne vuole parlare.

Ieri mi ha chiamata la mia amica Claudia, e ha aperto la telefonata così "ciao, siccome non possiamo condividere solo le brutte notizie, ti chiamo per dartene una bella, Franci ha un tumore".

Momento di straniamento, sospensione, poi sollievo. In effetti è una buona notizia, dalle informazioni che avevamo sembrava essere una forma molto aggressiva, con probabilità alte di metastasi già a spasso nel corpo sportivo di Franci, amica bionda e ridanciana. Invece è "solo" un tumore, modello base. Ci consoliamo così, con la migliore notizia che potessimo sperare in questo caso, il peggio pare esserci stato risparmiato e questo esorcizza la paura. Franci non sa che noi sappiamo e non vuole assolutamente che se ne parli. Ovviamente il segreto non c’è, il giro di amiche più strette è stato avvisato da Claudia – la fidanzata di sempre - che ci tiene aggiornate. Noi manteniamo il silenzio, in attesa del momento in cui Francesca avrà desiderio di condividere questo momento con noi.

Lory è la ex di una mia ex. Ha un buon lavoro, è benestante, parla due lingue, ama gli animali e il cinema, e nella vita ha fatto più o meno tutto quello che ha voluto. Da quando io la conosco, ovvero circa dieci anni, è ipocondriaca e tende alla depressione, il che significa che passa molto tempo a guardare fuori dalla finestra pensando a quando morirà, o a chiedersi che senso abbia vivere così, laddove per così si riferisce al tempo che passa lento e alle giornate che per lei hanno poco senso, trascorse immersa in un’aspettativa di felicità che – dice lei – le sfugge da sempre.

Claudia 50 anni, fotografa e Stefania 41 anni, infermiera: si sono lasciate da poco. Sembrava un grande amore e probabilmente lo è stato, almeno finché è durato. Ovvero appena prima di arrendersi agli occhi azzurri della cartolaia che ha il negozio sotto casa di Claudia, che dice di aver perso la testa in maniera improvvisa e imprevedibile. Secondo Stefania invece, che vive combattendo da due anni con una malattia rara, il grande amore non ha retto il peso dell’ospedale, più che la cartolaia. E d'altronde, aggiunge, "pure io in tempi diversi sarei andata in negozio e le avrei appiccicato in faccia tutti i suoi post it del cavolo, perché quando sei cornuta una scenata la puoi fare di diritto. Ma ho altro a cui pensare adesso, quando non sai se la tua vita sarà lunga quanto credevi, tutto il resto passa in secondo piano. Anche il grande amore che, diciamocelo, se grande fosse stato davvero, magari avrebbe retto", conclude Stefania, serafica di natura e da due anni di più.

Ti racconto di queste tre donne che mi sono vicine, per dirti che la malattia, quella grave, quella che fa paura, quella che pensi “perché proprio a me”, non è l’eccezione che ci hanno raccontato, anzi. E’ una realtà quotidiana che ci riguarda tutti. Guardati intorno e fai qualche domanda, e scoprirai che quasi nessuna delle persone che conosci non sta vivendo un’esperienza a tema, direttamente o nel cerchio più stretto degli affetti. Però, chissà perché, se ne parla poco e si condivide ancora meno, col risultato che ognuno si sente un po’ più solo, un po’ più sfortunato della media.
In ogni caso, le reazioni e i comportamenti non dipendono dalla gravità della diagnosi, ma dalle singole personalità, dalla visione che ognuno ha della vita intera, dal modo in cui individualmente si tende a vedere le cose e a reagire al mondo.

Tutto per dire che tu non poni domande e io non ti offro risposte, che sarebbero comunque improbabili dato il tema, solo vorrei dirti che, se ci sono modi diversi di affrontare un problema, vuol dire che non c’è un solo modo di accoglierlo. Di certo la vita in condizioni di allarme o dolore diventa più dura, ma è vero anche che si sfrondano tante piccole cose inutili che in condizioni di normalità rubano e danneggiano il tempo, e improvvisamente tutto può diventare più chiaro, priorità e scale di valori in primis.

Una persona malata è “soltanto” una persona malata, ovvero qualcuno che ha poco tempo da buttare in giochi o dinamiche poco funzionali al benessere personale e di coppia. Questo forse può servirti come linea di base: dove sei tu rispetto a questo? Se su questo punto non ci sei in maniera forte e chiara, allora forse la cosa buona che puoi fare per entrambe è non mentirti e lasciar perdere, o almeno non assumerti un ruolo che non sei sicura di volere o poter gestire.
Se invece anche tu sei sulla linea, e ti senti di volerci rimanere, allora il resto puoi ragionevolmente pensare di affrontarlo.
L’amore non può tutto, ma può molto.