SPORTELL DEL GENERE..

di Mariella Dal Farra

A distanza di sette mesi dall'attivazione del cosiddetto “sportello anti-gender”, fortemente voluto dalla Giunta di Regione Lombardia, non ci sono dati ufficiali sul numero di telefonate ricevute, sebbene fonti non ufficiali (gayburg.blogspot) parlino di circa 30 chiamate al 9 febbraio 2017. Se tale numero venisse confermato, la collettività potrebbe legittimamente chiedere conto di un investimento costato 30.000 euro per un esborso medio, finora, di 1.000 euro a telefonata.

Ciononostante, lo stesso tipo di servizio è stato attivato nello scorso gennaio dalla Regione Liguria sebbene in questo caso, in risposta a un esposto della Corte dei Conti, la Giunta abbia diffuso una nota nella quale precisa che lo “sportello di primo ascolto rivolto alle famiglie non avrà ripercussioni sui conti della Regione”.

Com'è noto, le due iniziative sono patrocinate da figure rappresentative del radicalismo cattolico, sintoniche agli intendimenti di una certa politica (in particolare, della Lega di Salvini) sui temi della famiglia e della sessualità.

Se infatti secondo l'assessore lombardo Cappellini lo sportello famiglia “costituirà anche un valido strumento di contrasto all'ideologia gender”, il suo omologo Matteo Rosso, che ha presentato la mozione per lo sportello in Liguria, sottolinea a sua volta che il servizio “servirà ai genitori per denunciare la diffusione della teoria del gender nelle scuole” (Consiglio regionale n. 296 - 11/11/2016).

A fronte delle molte considerazioni già fatte, ci pare opportuno soffermarci ancora una volta sulla valenza ideologica attribuita al concetto di “gender”. Lo studio del gender indaga le modalità attraverso le quali le differenze fra i sessi vengono codificate a livello individuale e collettivo, e i loro riflessi nell'ambito delle relazioni umane e sociali.

Il gender non è dunque un'ideologia, se non nel senso in cui tale qualifica venne applicata, nei suoi difficili esordi, alla teoria dell'evoluzione di Darwin-Wallace. E cioè nella misura in cui la traiettoria della ricerca scientifica si trova a intersecare assunti di natura ideologica e/o religiosa che informano in maniera acritica una parte della società.

L'origine delle specie fu pubblicato per la prima volta nel 1859, suscitando aspre polemiche negli ambienti non accademici perché i meccanismi dell'evoluzione postulati da Darwin contrastavano con la descrizione della creazione fornita dal libro della Genesi. Analogamente, i gender studies vengono criticati in quanto non conformi ai dettami dello stesso testo (“Maschio e femmina li creò” - 1,27).

Gli studi di genere si limitano a riconoscere come la complessità dell'essere umano, in qualità di organismo bio-psico-sociale, investa anche la sfera sessuale. Una constatazione che parrebbe quasi banale, ma che nondimeno tende ad assumere, in contesti caratterizzati dalla deriva fondamentalista, una connotazione avversativa.

Sono gli stessi ambienti nei quali, per quanto appaia bizzarro, il creazionismo non è stato ancora completamente archiviato, evidenziando una preoccupante incapacità – o non volontà - di distinguere fra conoscenza e fede. Una fede puntellata all'interpretazione letterale dei testi biblici, che vorrebbe rendere ideologico ciò che invece pertiene unicamente al paradigma scientifico.