Democrazia e diritti negati

Se per cittadinanza democratica s’intende la possibilità di costruire un clima di dialogo e di legalità come valori trasversali da garantire alla persona e non solo al cittadino, questo concetto sembra si sia appannato nel recente passato e vada svanendo nel presente.

Convivenza civile e solidarietà sono esperienze di una comunità aperta e in via di evoluzione, non di una nazione escludente.

In una società non più omogenea sotto il profilo etnico, culturale, religioso (“una d’arme, di lingua, d’altar” di manzoniana memoria), le diversità crescono e di fatto si vanno affermando sempre più società plurali.

Promuovere una cultura e una sensibilità implicite nell’idea di convivenza civile sembra oggi tanto più indispensabile, quanto più arduo.

Se la concezione vincente, che va allarmisticamente avanzando in un paese in cui il tessuto civile e sociale risulta sempre più deteriorato, sostiene che le minoranze sono “corpi estranei”, da combattere e neutralizzare, allora come è possibile progettare un’educazione alla cittadinanza democratica e soprattutto come esercitarla?

Il rischio maggiore è che quelli che dovrebbero essere valori  trasversali di accoglienza e rispetto diventino appannaggio di uno o più club esclusivi di volonterosi che via via difendono le cause di migranti, LGBT, minoranze etniche e compagnia cantante, spesso malauguratamente in conflitto tra loro.

Non basta per una convivenza civile e nemmeno basterebbe il riconoscimento apparente di un diritto formale, se questo non corrisponde a un suo esercizio autentico.