rivista di cultura

Einstein e l’ameba

Giuditta Pieti

…Sono coloro che non riflettono, a non dubitare mai. / Splendida è la loro digestione, infallibile il loro giudizio/ Non credono ai fatti, credono solo a se stessi. /Se occorre, tanto peggio per i fatti… Bertold Brecht

Gli esseri viventi sono ripetutamente soggetti a situazioni trasformative, che richiedono interventi da attuare, ma GLI UMANI E GLI ANIMALI HANNO UN APPROCCIO DIVERSO NEI CONFRONTI DELLE SOLUZIONI SBAGLIATE: l’uomo impara dai propri errori, l’animale ne rimane vittima. Se è vero che la consapevolezza e il cambiamento non partono dalle certezze ma dai dilemmi, di fronte alle situazioni nuove o impreviste, Einstein e l’ameba -dice Popper, filosofo politico della società aperta- procedono allo stesso modo e cioè per prove ed errori, ma sono guidati nelle loro azioni da una logica diversa: Einstein indaga sui propri errori, e impara da essi e grazie ad essi, cercando nuove vie, l’ameba muore con le sue soluzioni sbagliate. L’ameba, appunto!

Genere, differenza, molteplicità, insieme a mancanza -l'alfa privativo- che più di tutto ci interroga 

sulle nostre identità ondivaghe sono territori di confine che rasentano mondi intermedi dove l’ambiguità è di casa. Un’ambiguità con cui famigliarizzare, nonostante l’angoscia di non essere certi né della raccolta dei dati, né dell’analisi della realtà, né della prospettiva che ne deriva. Cosa non sto vedendo e perché? Consenso a parole e ansia nei fatti è presente anche tra i fautori del cambiamento. Ma se non  accetto di convivere con l’incertezza e di mettere alla prova la capacità di tollerare lo scacco, allora ecco aperta la strada dell’intolleranza con tutte le sue qualità superegoiche con due rischi: il processo d’ausilio manipolatorio del “boy scout” o l’ambizione  puerile del principiante con  il suo sacro zelo di educare secondo principi consolidati e indiscussi.

Le relazioni tribolate, ai margini delle teorie consolidate e delle politiche del sapere, pescano il proprio humus generativo interrogando i dubbi e le ipotesi innovative. A volte insofferenti, a volte irriverenti verso un sapere saputo. L’incapacità di accogliere le differenze che gli altri e il mondo ci propongono, di contro a un approccio tormentato verso le assenze e le molteplicità che ci sbilanciano, portano alla scelta tra una soluzione mortifera e una soluzione germinativa. Tocca a noi decidere se vagheggiare di magnifiche sorti trionfalistiche in una pozzanghera di luoghi comuni o misurarci col nostro limite, in una DEMOCRAZIA DEI SENTIMENTI.