L’ invasione degli ultracorpi: fantasmi e fantasie cattoliche nel mondo globalizzato

di Ivano Lanzini

 

            Non c'è bisogno di scomodare il Gorgia dell'Encomio di Elena, per ricordare il potere creativo-suggestivo delle parole: queste 'piccole potenze' che possono dare realtà a ciò che non è reale e, al tempo stesso, occultare ciò che è evidente. O, ancora, possono indurre emozioni, sentimenti, pulsioni distruttive quanto sensazioni di pericolo se non di panico. Soprattutto in un mondo globalizzato ove la comunicazione massmediale è in grado di produrre effetti di realtà ad alto impatto emotivo.

            Colpiscono, per queste ragioni, il linguaggio e il tono delle parole pronunciate da Papa Bergoglio a Tblisi, il 2 ottobre ultimo scorso, toccando i temi del matrimonio e della famiglia e della crisi in cui queste realtà istituzionali versano. Secondo il Papa sarebbe, infatti, in atto nientemeno che "una guerra mondiale per distruggere il matrimonio".

            Una guerra che non è condotta con armi, bensì mediante" colonizzazioni ideologiche". Ossia attraverso strategie d’invasione delle menti e delle coscienze attuate mediante idee, visioni del mondo e dei sessi che mirano “a distruggere la famiglia", a dare maggiore legittimazione e diffusione al divorzio e, addirittura, all'indifferentismo sessuale. Cuore pulsante, malefico e malvagio, di questa colonizzazione ideologica sarebbe, secondo il Papa, la 'teoria gender’': vero perverso" grande nemico" non solo dell’uomo, ma di Dio giacché favorendo l’indistinzione di sessi e/o la loro dissoluzione culturale, metterebbe poi capo coerentemente alla dissoluzione del matrimonio e della famiglia, e così “colpisce il volto di Dio”, la sua immagine poiché "la famiglia è la cosa più bella che Dio ha creato"e lacerare ciò che Dio ha costituito come 'una sola carne' è appunto come “sporcare il volto di Dio”.

 

            Ora è ovvio che il Papa sia libero di scegliere parole, termini e toni che vuole-specie se il suo parlare è rivolto ai suoi fedeli. Tuttavia desta forte perplessità per chi, come chi scrive, è attento all’'impatto delle parole sull'animo dell'uomo, avendo avuto modo di costatare clinicamente quanto queste parole abbiano a che fare con la produzione di sofferenza mentale, talvolta molto grave. Specie quando queste parole sono proferite da persone autorevoli, o alle quali è comunque, accredita autorità e autorevolezza: come sono i genitori per i figli, gli insegnanti e gli educatori per gli studenti, uomini politici di governo per i cittadini e, appunto, capi o leader (come si dice oggi) religiosi per i loro fedeli.

            Entro nel merito. Che la capacità di costruire legami affettivi durevoli, implicanti intimità, complicità, rispetto e passione erotica, intenzionati a durare e aperti all'accoglimento e alla cura dei figli- che insomma la capacità di mettere capo a relazioni giuridicamente traducibili in senso matrimoniale e di famiglia sia una capacità adulta, psicologicamente matura e funzionale all’equilibrato sviluppo e crescita della società è cosa che nessuno psicologo e sociologo o antropologo dotato di buon senso e accettabile preparazione può disconoscere.

            Altresì è indubbio, per qualsiasi psicologo clinico, che tale capacità di costruire legami affettivi è una capacità matura se accompagnata alla complementare capacità di revocare 1'assenso a tali legami se e quando gli adulti coinvolti mostrano -per le ragioni più diverse-comportamenti e tratti di personalità che rendono non più credibile la loro comune crescita psicologica e umana,  creando invece condizioni non di banale infelicità ma di profondo e disturbante disagio. In altri termini: la capacità di costruire legami duraturi, di dire "sì, per sempre"è psicologicamente matura se e solo se complementare alla capacità di collocare il ‘per sempre" nell'orizzonte concreto della comune crescita umana. In questo senso, il divorzio è una virtualità intrinseca al matrimonio e, non sembri paradossale, è anche indicatore di una sua praticabilità non alienante o alienata.

Del resto, e qui sta l'equivoco paralogistico del Papa, Bergoglio ci parla non del matrimonio ma del sacramento del matrimonio, dando l’impressione che il secondo coincida col primo: “non c’è e non avrai matrimonio al di fuori di me e del mio matrimonio-Sacramento. E'questo matrimonio-Sacramento che viene “sporcato” dal divorzio, vero fango sulla faccia... di Dio: di quel Dio che unisce-per-sempre-ciò-che-una-volta-così-unito-non-si-può-più-separare.

            Nulla da eccepire. Sia chiaro. Se è di questo che si parla. Con due piccole, modeste avvertenze:

 1) che questo matrimonio-sacramento non è minimamente aggredito dalla teoria gender. Esso è stato da tempo semplicemente ri (con)dotto a quello che dovrebbe essere in una società libera e laica:  un modo di intendere i/matrimonio e non più il solo modo. Da Lutero ai liberi pensatori, dagli Illuministi alla Rivoluzione francese a Napoleone e il suo nuovo codice civile, fino all'Europa del primo e secondo dopoguerra, l'introduzione del divorzio e quindi di un'altra visione del matrimonio ha tolto progressivamente rilevanza alla sua dimensione sacramentale- il tutto, ovviamente, all'interno dei processi di secolarizzazione che hanno visto il progressivo declinare di pratiche religiose sinceramente vissute (e non tradizionalmente e conformisticamente agite).

 2) a creare serie difficoltà al matrimonio (sacramentale e non) sono poi intervenuti e intervengono fattori culturali, socio-economici e antropologici molto complessi che, in larghissima misura, precedono e nulla hanno a che fare con le teorie gender-così come il Papa vuole in tenderle, giacché, come l'Ordine degli psicologi italiano (ma anche l’APA americana) ha già ribadito: nessun clinico serio teorizza I'inafferenza del corpo all’identità sessuale, ma conviene sull'impatto profondo che la dimensione psicologica e socio-culturale ha sulla costruzione della propria identità sessuale e sulla costruzione di ruoli 'maschili e femminili' e loro differenzazione discriminativa a livello economico, sociale, culturale, nonché, in parte, sui processi di costruzione degli orientamenti sessuali.

            Quanto poi alla configurazione di nuove forme di relazioni affettive, come le unioni civili, aperte a etero e omosessuali o al matrimonio omosessuale o, fatto in ascesa, al crescere di coppie con figli che non richiedono alcun riconoscimento giuridico, non si vede come queste realtà possano essere viste come attacco al matrimonio se non nella sua versione puro-sacramentale. Si tratta di espressioni dl differenze creative della cultura e della pratica della/nella convivenza (affettiva)  umana. Di realtà che non contraddicono nulla, ma estendono il campo delle  possibilità e modalità d’impegno amoroso e procreativo. La scoperta delle Americhe non è stata contraddittoria rispetto all'esistenza del Vecchio Continente. E' stata la scoperta di quanto vasto e vario sia il globo terrestre. Anche se, va sommessamente rammentato al Papa, che la scoperta di altre civiltà con costumi diversi e pratiche religiose diverse e ‘scandalose’ è stata vista come un pericolo per la civile e cattolica Europa, che si è trovata a riflettere sul riconoscere o meno dignità umana e anima a quei popoli selvaggi e incivili. Non prima dl averne attuato uno sterminio di proporzioni... bibliche (come Montaigne e Las Casas ci rammentano ancora  a distanza di secoli.)

 

            Se le famiglie vogliono mantenersi salde, non devono pertanto spendere energie per difendersi da colonizzazioni ideologiche che come gli ultracorpi del celebre film di Don Siegel invaderanno le loro menti alterando personalità e valori.

            A meno di non additare come 'ultracorpi' quelle dalle farsesche rappresentazioni della vita che ritroviamo in tanti prodotti massmediali, dalle fiction ai reality alla pubblicità, ove sovente sono reperibili modelli di ruoli di genere penosamente immaturi e psicologicamente primitivi.

 

            Ben più ‘utile’ alla costruzione di legami affettivi (e famigliari in primo luogo) è la promozione di processi maturativi di crescita psicologica, affettiva e sessuale, tali da rendere i futuri coniugi e/o compagni/e complici

1) consapevoli della complessità della grande avventura del vivere assieme amando figli (biologici e non) e quindi e preliminarmente

1) consapevoli di sé, delle proprie inclinazioni, dei propri gusti (anche erotico - sessuali), della propria scala di valori e priorità;

2) consapevoli della necessità del rispetto reciproco nel contesto delle  inevitabili differenze;

3)  nonché capaci di autonomia e di progetti di autorealizzazione anche professionale.

 

             Come si vede, ci troviamo di fronte a qualcosa di ben più complesso e che rimanda a qualcosa di ben più difficile, doloroso e adulto del 'chieder scusa alla sera' o del “dire permesso, grazie e scusa”.

            Qualsiasi clinico con esperienza nelle dinamiche della costruzione e scioglimento dei legami affettivi sa molto bene, infatti, quanto complesse siano le radici della conflittualità in famiglia, così complesse e profonde da rendere una separazione o un divorzio non solo legittimi, ma addirittura terapeutici, occasioni di crescita e di riscoperta di aspetti autentici della propria personalità. E questo anche a vantaggio dei figli stessi. A condizione ovviamente che lo scioglimento di questi legami sia praticato con maturità, rispetto e riconoscimento di quanto di buono si è costruito.

            Per quanto possa sembrare paradossale o ‘scandaloso’ ad una concezione fideistica, è proprio la concezione dissolubilista del matrimonio a fare di quest’ultimo espressione di una scelta più libera e matura e più matura perché libera. Fondando su questa libertà e maturità la qualità dei legami affettivi che si esprimono nella famiglia, anzitutto, e in tutte le forme di amore impegnato e progettuale.

            Per queste ragioni, ci saremmo aspettati da un “Papa della misericordia” un linguaggio più tollerante non tanto verso la (mal compresa) teoria gender, quanto fondamentali aspetti culturali della modernità. Così come ci saremmo aspettati un tono meno allarmistico in tempi già ricchi di allarmi e paure. Nonché un atteggiamento più aperto a  un ascolto più profondo verso quegli stessi  fedeli cattolici praticanti e divorziati a cui è stato per l'ennesima volta misericordiosamente rammentato di aver ‘sporcato il volto di Dio’. Di un ‘Dio’ – ci permettiamo di aggiungere – del quale sono comunque possibili diverse immagini e diverse concezioni, come ad esempio si è potuto costatare in quella multiforme fenomenologia del sacro che è stato il recente incontro interreligioso di Assisi.